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Prova ad immaginare la storia di Siracusa come un enorme panino imbottito dove ogni ingrediente rappresenta un periodo storico segnato dalla dominazione di un popolo diverso.

Abituare i più giovani e tutti i turisti al gusto della conoscenza aiuta a fare comprendere che le opere d’arte non sono una proprietà privata oppure un oggetto di contemplazione individuale ma il prodotto di complesse relazioni che riguardano la sfera sociale, storica, religiosa. Siracusa è famosa per l’eccezionale stratificazione di culture e anche grazie a questa caratteristica è stata chiamata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.

Faremo due passeggiate, la prima comincia dall’isola di Ortigia. Considerata il cuore della città, deve il suo nome alla particolare forma di quaglia (in greco Ortughìa significa isola delle quaglie). Come punto di partenza ho scelto la Fonte Aretusa dove le papere giocano a nascondino fra i papiri insieme ai cefali, pesci tipici di questa zona che la popolazione locale chiama muletti. La fonte viene chiamata anche Fontana delle Papere e la sua particolarità è che pur sgorgando vicino al mare è alimentata da una sorgente di acqua dolce. Non dimenticare che Siracusa ha dato i natali ad Archimede nel 287 a. C. Grande studioso di matematica e fisica, fece importantissime scoperte ancora oggi studiate a scuola, tra le quali il famoso principio di Archimede che ci aiuta a capire come i corpi galleggiano in acqua. Eccoci giunti al Castello Maniace. Questo castello fu edificato nella prima metà del XIII secolo per volere di Federico II di Svevia. Percorrendo il lungomare di Levante arriviamo al Palazzo Bellomo che ospita la Galleria Regionale di arte medievale e moderna.

L’edificio è stato costruito in due tempi distinti come si può vedere dando uno sguardo alla facciata. Il pianterreno è del 1200 mentre il primo piano è del 1400. Uscendo dal museo andiamo verso piazza Duomo, essa occupa la zona più alta di Ortigia e fu sempre considerata una zona sacra dove praticare riti religiosi e propiziatori e in epoca greca il luogo dove edificare i templi. In piazza troviamo la Cattedrale, la chiesa di Santa Lucia alla Badia, palazzi del settecento, l’Arcivescovado, il museo nazionale di archeologia e il palazzo del Senato. Se sei un vero esploratore devi visitare anche l’Ipogeo, cioè quel passaggio sotterraneo che da piazza Duomo porta sino alla Marina. Lasciata la piazza, passiamo da via Landolina dove a sinistra possiamo ammirare la facciata monumentale e barocca della chiesa del Collegio che deve il suo nome all’adiacente collegio dei Padri Gesuiti. Quindi arriviamo a piazza Archimede, creata nella seconda metà del 1800 e circondata da alcuni palazzi nobiliari con al centro la grande fontana dedicata a Diana, Alfeo e Aretusa, realizzata nei primi anni del novecento in ricordo della famosa leggenda.

Arrivati in largo XXV luglio, possiamo ammirare quello che rimane del Tempio di Apollo costruito nel VI secolo a. C. e considerato il più antico dei templi dorici di tutto l’occidente. Un po’ di colore non guasta e allora andiamo a tuffarci tra sapori e profumi locali, facendo una piccola deviazione verso il vicino mercato di via Trento. La nostra passeggiata in Ortigia sta per terminare ma prima dobbiamo passare dal Foro Italico realizzato nel 1836 e chiamato “la Marina” che costeggia l’approdo turistico del Porto Grande.

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